Ricerca e studi

Introduzione

I disturbi del comportamento alimentare (D.C.A.), nelle forme cliniche dell’ Anoressia Nervosa, della Bulimia Nervosa, del Disturbo da Alimentazione Incontrollata e dei Disturbi del Comportamento alimentare non Altrimenti Specificati, sono un’entità clinica grave, ad elevata mortalità ( dal 10 al 15 %) e difficile da curare.

Sono disturbi che presentano una incidenza ed una prevalenza in aumento a partire dagli anni ’70.
Sul piano descrittivo, sinteticamente, la Anoressia Nervosa (AN) è una sindrome la cui peculiarità consiste in una “astensione” (fino anche al rifiuto totale) dal cibo la quale comporta una perdita progressiva del senso di appetito .

Il peso corporeo, di conseguenza, finisce per collocarsi marcatamente sotto la media delle persone della medesima corporatura, sesso ed età.
La Bulimia Nervosa (BN) si rinviene in quei soggetti che, ”terrorizzati” dal proprio peso corporeo, attivano un ciclo compulsivo di “sovralimentazione- eliminazione” tale da permettere loro di mantenere comunque il peso corporeo entro valori di norma o solo leggermente superiori ad essa.

Il Disturbo dell’Alimentazione incontrollata (DAI) consiste in una condotta caratterizzata da ricorrenti abbuffate (più volte alla settimana) con l’introduzione di grandi quantità di cibi diversi (dolci, salati, aspri, amari ecc) in un breve lasso di tempo, senza essere affamati. All’abbuffata segue disgusto di sé, depressione e autocolpevolizzazione, mentre non regolarmente sono presenti comportamenti di eliminazione (vomito autoindotto, abuso lassativi, diuretici, clisteri ) o di compensazione (digiuno, eccessivo sforzo fisico) propri della Bulimia.

Il Disturbo dell’Alimentazione non Altrimenti Specificato (DCA-NAS) consiste in una sindrome che contiene in forma incompleta sentimenti, atteggiamenti, comportamenti propri della Bulimia e dell’Anoressia. Le forme di DCA-NAS sono particolarmente insidiose in quanto possono evolvere in qualsiasi momento in forme di patologia conclamata.

Epidemiologia

I Disturbi alimentari rappresentano nei paesi occidentali industrializzati una vera e propria emergenza sanitaria.

Il Piano Sanitario Nazionale 1998-2000, finalmente e significativamente, inserisce i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) fra le patologie di particolare rilievo sociale per le quali dovranno essere attuate localmente iniziative di prevenzione e di assistenza specifiche (Obiettivo II ,Contrasto delle principali patologie).

I valori attuali di prevalenza in Italia nella fascia di età di popolazione a maggior rischio (donne di età compresa fra i 10 ed i 30 anni) è del 0,3-0,5% per l’AN, del 1-1,3% per la BN. Mentre per il DAI i dati sono più incerti e danno un 1% nella popolazione adulta ed un 3% in quella obesa.

Per i DCA-NAS gli elementi di conoscenza sono ancora poco numerosi, stante l’esiguità delle ricerche in merito.

La limitatezza degli studi su popolazioni non cliniche ha spinto molti autori ad approfondire la storia naturale di questi disturbi già dal loro primo apparire ed definire meglio tutte quelle alterazioni del comportamento alimentare che situandosi ancora sul profilo della normalità o non discendendo rapidamente verso la configurazione patologica evidente, non connotano elementi sufficienti per una diagnosi clinica.

Eziologia

E’ oramai ampiamente condivisa la multifattorialità come aspetto eziopatogenetico proprio dei DCA.

Al nucleo originario dei DCA (sentimenti depressivi prevalenti, bassa autostima, sofferenza per la discrepanza fra peso reale e peso desiderabile) concorrono infatti un intersecato insieme di fattori predisponenti, precipitanti e di mantenimento, che sono stati da vari autori individuati in:

Fattori predisponenti
  • Predisposizione genetica
  • Sesso femminile
  • Familiarità per sovrappeso ed obesità
  • Sequela di diete
  • Patologie croniche specifiche (es. diabete mellito, fibrosi cistica, patologie tiroidee)
  • Obesità, oscillazioni ponderali
  • Tratti personologici e disagio psichico
  • Caratteristiche delle relazioni intrafamiliari (es. scarsa/confusione dei ruoli, dipendenza affettiva, difficoltà nel processo di autonomizzazione, invischiamento)
  • Fattori socio-culturali (equazione bellezza e successo = magrezza, richiesta di alto livello di rendimento, appetibilità e manipolazione industriale degli alimenti, pubblicità)
  • Gravidanza
Fattori precipitanti
  • Malattie

  • Conflittualità familiare

  • Separazioni, perdite

  • Delusioni, frustrazioni

  • Traumi ed abusi sessuali

  • Maturazione sessuale vissuta come traumatica

  • Timore di perdere il controllo e l’autostima

  • Impegno in attività sportive ove il successo dipende anche dal basso peso corporeo

  • Elevato livello di competizione nei gruppi dei pari.

In presenza di condizioni predisponenti ognuno di questi eventi (ed altri che producano intense risonanze emotive negative) possono determinare la comparsa del sintomo che rappresenta un tentativo della persona di uscire dalla situazione di debolezza e di sofferenza attraverso il controllo sull’alimentazione del proprio peso corporeo.

Fattori di mantenimento
  •  Effetti del digiuno e del calo ponderale (ammirazione degli altri per la “forma”)

  • Posizione di potere in famiglia (tutta la famiglia ruota attorno il suo problema)

  • Evitamento delle interazione sociale e delle relazioni interpersonali/sessuali vissute come ansiogene (“Finchè non mi sento bene…”)

Sul piano della prevenzione l’eziologia incerta dei DCA – che rinvia all’azione di molteplici fattori, genetici, costituzionali, socio-culturali, familiari, educativi, psicologici – ha rappresentato e rappresenta un grosso handicap per lo svilupparsi e per il consolidarsi di metodologie efficaci di azioni in questo ambito.

La multifattorialità nell’eziologia ha fatto sì che le esperienze di prevenzione fossero di volta in volta orientate a contrastare l’influenza di uno o dell’altro fattore.

Parallelamente, il piano della ricerca si è maggiormente sviluppato nell’approfondimento e nelle comparazioni di dati desunti da casi clinici in carico ai servizi specialistici.

Una possibile sottostima del fenomeno potrebbe dipendere da tale fatto, mentre vi sono buone ragioni per ritenere che il numero dei casi ai limiti fra norma e patologia siano più numerosi, dei quali la maggior parte non arriva all’attenzione clinica.

Più di recente un numero sempre maggiore di ricercatori ha fatto notare come ci sia stato un lento, ma costante incremento dei disturbi del comportamento alimentare definibili come “sub-clinici”, “parziali”, “borderline”.

Il campione

Provenienza

Sesso : 1062 femmine, 272 maschi e n. 24 sesso non dichiarato

Età :
Mediana 15-16 anni – 
Gamma 13-27 anni

Professione : n. 1325 studenti/esse Istituti Sup. e università
n. 35 occupate (
commesse di un negozio in un Centro Comm.le)

Scopo della ricerca

Segui qualche dieta per tenere sotto controllo il tuo peso?

Test di 1062 femmine

Il 60% esprime preoccupazione per il proprio peso: 631 su 1062
si 170 + no ma mi controllo 461

Analisi ricerca

E’ costituito da n. 91 item con risposta ad intensità da 1 a 6.
Si compone di 11 sottoscale che valutano atteggiamenti e comportamenti relativi all’alimentazione, al peso ed alla forma del corpo e tratti psicologici clinicamente rilevanti per i DCA, quali:

  • IMPULSO ALLA MAGREZZA
  • BULIMIA
  • INSODDISFAZIONE PER IL CORPO
  • INADEGUATEZZA
  • PERFEZIONISMO
  • SFIDUCIA INTERPERSONALE
  • CONSAPEVOLEZZA ENTEROCCETTIVA
  • ASCETISMO
  • IMPULSIVITA’
  • INSICUREZZA SOCIALE

Ogni sottoscala offre un punteggio continuo, più alto è il punteggio maggiore è l’intensità del tratto manifestato.

Un alto punteggio alla sottoscala IMPULSO ALLA MAGREZZA, specie se unito ad un alto punteggio alla sottoscala INSODDISFAZIONE PER IL CORPO, individuano soggetti che presentano

un’eccessiva preoccupazione per la dieta, per il peso corporeo e la paura dell’aumento ponderale.
una forte insoddisfazione per la forma del proprio corpo in generale e per la dimensione di quelle parti corporee maggiormente coinvolte nei DCA (es. pancia, fianchi, cosce ecc.)

Questi due aspetti sono ritenuti i maggiori fattori responsabili dell’inizio e del antenimento dei comportamenti relativi al controllo del peso nei pazienti con DCA.

Sintesi dei risultati

Le ragazze che riferiscono di seguire una dieta per controllare il peso corporeo (n.170) affermano di aver costruito da sé la dieta sulla base di letture di giornali, di consigli di amiche, di programmi televisivi e della pubblicità.

E’ noto come le diete autocostruite abbiano un margine larghissimo di probabilità di fallimento.

Nell’anamnesi di molte pazienti DCA c’è una storia di ciclici tentativi e fallimenti di diete ferree autocostruite, con conseguenti sentimenti di autodenigrazione, di sfiducia nelle proprie capacità, di depressione che preparano ad un nuovo tentativo ancora più ferreo, destinato a nuova sconfitta.

Poco peso o troppo peso ?

Il 9,8% ( n. 105 ) delle ragazze è in sottopeso

Il 6,6% ( n.71 ) delle ragazze è in soprappeso od obese

IMC = Indice di massa corporea = peso (kg)/ altezza (metri)

“Desiderio di una vita sottile

Fra le 105 ragazze che sono chiaramente in sottopeso ben 41 vorrebbero ancora calare ancora peso, fino anche di 5 Kg !!!

Queste 41 ragazze corrispondono al 4,2% sul campione ridotto ( n.971) delle rispondenti alla domanda specifica e rappresentano un gruppo a forte rischio di DCA o, forse, hanno già in essere atteggiamenti e comportamenti disfunzionali sul piano dell’ alimentazione

Stima del rischio

Nel nostro campione di n. 1062 ragazze abbiamo rilevato che n. 137 soggetti (pari al 12,9 %) presentano punteggi superiori ad una deviazione standard dal punteggio medio sulle scale che misurano:

– l’insoddisfazione per la forma del proprio corpo

– l’impulso a ricercare la magrezza

– la tendenza alla sovralimentazione incontrollata

Tali punteggi si collocano, con varia intensità, fra quelli propri di pazienti con diagnosi di DCA

Questo 12,9 % è stato individuato utilizzando criteri ristretti, per cui rappresenta, secondo noi, la stima minima del rischio d’insorgenza di un qualche disturbo del comportamento alimentare nelle giovani donne della realtà locale.

Tale dato è leggermente più consistente di quello riportato in ricerche di screening con lo stesso strumento, su coorti di studentesse negli USA (11%).
E’ più marcato rispetto quello rinvenuto, in una ricerca su distinti coorti di studentesse venete (ma con altri strumenti) : 8-10%

La stima della sofferenza

Un dato ulteriormente significativo è che 27 ragazze delle 1062 rispondenti ( pari cioè al 2,54 % ) situano i loro punteggi sulla dimensione Insoddisfazione Corporea e sulla dimensione Impulso alla Magrezza oppure Bulimia in posizione talmente elevata da farle ritenere già sofferenti di una vera e propria forma clinica di DCA.

Considerazione conclusiva

Applicando le stime suddette al complesso della popolazione femminile veneta dai 12 ai 28 anni che al 1 gennaio 2001 assommava a n. 426.127 unità ( fonte ISTAT ) si può ipotizzare che:

– n. 54.970 ragazze e giovani donne potrebbero presentare a vari livelli di intensità e frequenza, atteggiamenti e comportamenti disfunzionali sul piano alimentare ( forme cliniche e sub-cliniche di DCA )

– n. 10.823 ragazze potrebbero presentare già forme cliniche di DCA

Questi dati danno, comunque, un’indicazione sulla vastità del problema e sull’urgenza di un intervento ad esse commisurato.

Quali le strategie di prevenzione più efficaci?

 

Gli studi compiuti sugli interventi di prevenzione dei DCA finora lasciano pur troppo poco soddisfatti, in quanto sembra riescano ad informare ma non ad incidere sui comportamenti e gli atteggiamenti delle persone cui sono rivolti. Questi risultati derivano soprattutto da programmi di prevenzione che sono basati sull’informazione della malattia (danni dieta, abitudini alimentari scorrette, caratteristica dei DCA ecc.).

L’azione preventiva specifica va più correttamente inserita in programmi di promozione e sviluppo della salute e deve coinvolgere anche gli adulti di riferimento e gli ambienti che i giovani frequentano dove, al giorno d’oggi, è normale stare a dieta, controllare il peso, modificare i tratti fisici, essere insoddisfatti del proprio corpo, avere il mito della bellezza e della magrezza. La riscontrata tendenza all’abbassamento dell’età in cui compaiono i disturbi della condotta alimentare rende indispensabile attuare interventi preventivi già nella fase prepuberale (scuole elementari). In epoca, cioè, precedente all’età d’insorgenza dei disturbi, modulando le iniziative a seconda delle fasi evolutive e avendo come obiettivo sempre la promozione dell’autostima, dell’accettazione di sé sia sul piano corporeo che su quello psicologico, dell’autoefficacia e della capacità di gestione flessibile delle proprie emozioni e dello stress.

L’esperienza clinica e numerosi studi hanno individuato queste caratteristiche psichiche come fattori di protezione dai disturbi alimentari.

Tra le sedi migliori in cui effettuare la prevenzione la scuola è sicuramente la sede elettiva per vari motivi ( vi è moltitudune di ragazze in età a rischio, i genitori/adulti significativi possono essere più facilmente coinvolgibili, gli insegnanti sono una risorsa insostituibile, è il luogo di sviluppo di fattori precursori sia del rischio sia di protezione, è il luogo ove le ragazze fra loro.

Parlano molto di diete, di forma fisica e corporea, bellezza ecc. ).

Oltre la scuola ed i servizi sanitari e la rete della medicina di base, anche le varie realtà associative, sia ricreative sia sportive, operanti nel mondo giovanile devono essere al tempo stesso destinatari e partecipi all’azione preventiva.

La ricerca ha evidenziato che la predisposizione ai DCA interessa parimenti alle studentesse, le giovani lavoratrici.

Intervenire prima che il disturbo insorga operando per modificare e/o diminuire – annullare i fattori di rischio e rafforzare i fattori di protezione, come pure poter essere in grado di individuare precocemente i casi di malattia sono obiettivi che vanno, quindi, perseguiti anche nelle realtà lavorative a prevalenza occupazione femminile, cointeressando le associazioni datoriali e le rappresentanze dei lavoratori.

Un discorso particolare ed approfondito meriterebbe le modalità ed i contenuti dei messaggi pubblicitari dei mass media e del mondo della moda che sempre più prestano attenzione alle tri-teen, esasperanti l’equazione “magrezza = successo” ed ai quali le ragazze sono molto sensibili e per lo più indifese.

Come per altri settori commerciali andrebbe elaborato un codice di autoregolamentazione specifico.

Questi ed altri più articolati, complessi e sinergici interventi preventivi necessita siano posti in essere e diffusi in tutto il territorio nazionale, stante rilevata presenza dell’area di rischio in popolazioni di non pazienti di varie realtà territoriali.

La ricerca qui presentata ha confermato la consistente presenza fra giovani donne non pazienti di fattori di rischio per i DCA e viole rappresentare una indicazione d’urgenza ad affiancare gli interventi di cura con una efficace azione preventiva.

 

 

(dr. Cesare ROSSI e dr. Lino BUSATO, Associazione Onlus di Mestre “ LA RETE “ per l’aiuto e la ricerca sui Disturbi del Comportamento Alimentare)

 

Screening di disturbi del comportamento alimentare in un gruppo di 163 studenti/esse.

Introduzione

I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) rientrano oramai da anni nella nomenclatura psichiatrica, ma solo da un ventennio hanno attirato l’attenzione della psicologia clinica, della psichiatria e della psicologia dell’età evolutiva.

Alle più note tipologie dell’Anoressia Nervosa (AN) e della Bulimia Nervosa (BU) si è aggiunta l’Alimentazione Incontrollata (AI) e più di recente Vigoressia e l’Ortoressia.

Questo interesse maggiore è derivato dall’assodata evidenza clinica delle gravi conseguenze sulla salute generale che tali disturbi hanno.

Val la pena di ricordare che l’AN è considerata la terza malattia cronica più comune nelle adolescenti tra i i 15 e i 19 anni.

Le complicanze mediche dell’AN sono importanti e comportano un rischio di morte più elevato rispetto a quello di tutte le altre cause di morte nelle ragazze e donne nel range di età fra i 15 e i 24 anni.

Una difficoltà nel trattamento dei pazienti DCA è rappresentata dalla natura plurideterminata dei disturbi.

Invero si può immaginare che i sintomi del disturbo siano “ un sentiero finale comune, risultante da un numero di strade differenti che si sono sviluppate in maniera distinta” ( Garner e Garfinkel et alii >1980). Ciò ad esemplificare l‘evidenza clinica che fattori biologici, psicologici, familiari socioculturali e psico evolutivi concorrono allo sviluppo di questi disturbi dell’alimentazione, sebbene il parziale contributo di ogni fattore possa variare spiccatamente nell’eterogenea popolazione di pazienti (D.Garner ,1995).

Nonostante ciò , la ricerca clinica tende a convergere su taluni fattori di rischio culturali, individuali e familiari che spesso si ritrovano alla base dell’espressione del disturbo . In sintesi i fattori predisponenti sono :

– essere di sesso femminile;

– vivere in una società occidentale;

– essere un adolescente o un giovane adulto

– avere bassa stima di sé

– essere perfezionista

– soffrire di depressione;

– avere nella storia familiare uno o più congiunti con un DCA, con obesità, con depressione o abuso

di sostanze

– possedere limitate capacità di coping antistress.

Vi è anche una convergenza diffusa sui più frequenti fattori scatenanti la comparsa del disturbo:

– intraprendere una dieta per perdere peso;

– pressioni lavorative o ricreative a ricercare la magrezza;

– commenti negativi circa il peso o la forma del corpo;

– eventi esistenziali traumatici

– aver subito molestie o abuso sessuale.

L’età di insorgenza dei disturbi negli ultimi ha subito un abbassamento.

Uno studio del 1996 evidenziava un tracciato a curva gaussiana dell’insorgenza del disturbo con un – inizio già verso i 7- 10 anni;

– rapido aumento dei casi tra i 12 e i 13 anni

– maggior comparsa di un disturbo conclamato trai i 13 e i 19 anni;

– graduale declino dell’insorgenza nel periodo fra i 20 e i 30 anni;

– limitata insorgenza post i 30 anni.

La letteratura scientifica converge anche nell’indicare una significativa differenziazione in ordine al sesso con una maggior incidenza dei DCA nella popolazione femminile in età giovanile, rispetto i pari età maschi, anche se negli ultimi anni si è notato un aumento dei casi fra i maschi tardo adolescenziali e adulti, legati alla comparsa di disturbi alimentari connessi a Vigoressia e Ortoressia.

Finalità dello screening

Verificare in un campione studenti medi il grado di loro esposizione al rischio di sviluppare un DCA e , eventualmente, individuare casi con il disturbo già in atto.

Ai fini preventivi è indispensabile poter intercettare anche i soggetti che, pur non soddisfacendo completamente i criteri diagnostici di un DCA, registrano comunque discreti punteggi in alcuni indicatori di eccessive preoccupazioni relative al peso e alla forma del proprio corpo e al comportamento alimentare. Questi soggetti potrebbero così già aver attive delle varianti subcliniche o forme iniziali del disturbo e quindi essere particolarmente a rischio di strutturare una vera sindrome clinica negli anni successivi.

Il campione

Un totale di 163 soggetti quasi equamente distribuiti fra studenti maschi (44,2 %) e femmine (55,8), frequentanti – nell’a.s. 2019/2020 – le nove classi II di un istituto medio superiore nel comune di Venezia .

Il range di età era di 14-16 anni. Il periodo interessato allo screening si colloca fra novembre 2019 e prima settimana di febbraio 2020. Nel novembre 2020 era programmata l’iterazione della iniziativa con le nuove classi II dell’anno scolastico 2020/2021, annullata causa Covid 19.

Il campione è composto da 72 maschi e da 91 femmine, provenienti da Mestre e da comuni limitrofi della Terraferma veneziana.

Lo strumento

Si è usato l’ Eating Disorder Inventory-3 Referral Form (EDI-3RF) nella versione italiana (M.Giannini- C.Conti, 2008) .

L’EDI-3RF è un breve strumento di autovalutazione costruito per valutare il rischio che una persona possa soffrire di un disturbo alimentare.

E’ composto da un foglio con 25 sintetiche domande sulle preoccupazioni e sulle ideazioni che un soggetto può avere relativamente all’alimentazione, al suo peso corporeo e 5 domande su eventuali modificazioni del proprio peso e su sintomi comportamentali indicativi del disturbo alimentare ( abbuffate, vomito autoindotto, abuso di lassativi, esercizio fisico per perdere peso, perdita di peso >9 kg negli ultimi 6 mesi) ) e la loro frequenza graduata (giorno,settimana,mese) . Esso permette di individuare con buona attendibilità quei soggetti che potrebbero potenzialmente soffrire di un DCA.

L’ EDI-3RF include tre scale cliniche :

Impulso alla magrezza (DT) , è la caratteristica cardine dei DCA; la scala valuta l’estremo desiderio di essere magri, la eccessiva preoccupazione per la dieta, per il peso corporeo e la paura dell’aumento ponderale.

Bulimia (BU) , anche questa scala è fondamentale per la diagnosi di DCA; le domande mirano a valutare la tendenza a pensare e ad avere attacchi di incontrollabile sovralimentazione ( abbuffate), il mangiare di nascosto grandi quantità di cibo, alle quali seguono atti compensatori (abuso lassativi,vomito autoindotto, semi-digiuni ecc.)

Insoddisfazione per il corpo ( BD) , fornisce importanti informazioni su come il soggetto vive il proprio corpo nel suo insieme o in singole sue parti(pancia,fianchi,cosce,natiche ecc.)

Insoddisfazione del proprio corpo (B) costituisce aspetto del disturbo dell’immagine corporea, caratteristica dei DC ( come il soggetto vive il proprio corpo nel suo insieme o in singole sue parti ad esempio, pancia, fianchi, cosce, natiche ecc.) Essa è generalmente considerata uno dei maggiori fattori responsabili dell’inizio e del consolidamento delle condotte ossessive di controllo del peso.

Ogni scala ha un “ punteggio cut-off di rischio ”, rapportato all’età, e i criteri di riferimento per ciascuna delle 5 scale comportamentali.

In generale il soggetto risulta indicato per altri approfondimenti medico specialistici e psicologici se raggiunge anche solo un punteggio limite nelle due scale cliniche dell’ Impulso alla Magrezza e della Bulimia ( la scala BD viene usata come informazione aggiuntiva) e/o se presenta più di uno dei 5 comportamenti alimentari disfunzionali sopra descritti .

Il questionario non fornisce un diagnosi di DCA, bensì individua persone che sono molto esposte al rischio di svilupparli o che già presentano dei sintomi sub-clinici o iniziali, cioè un insieme di atteggiamenti e comportamenti disfunzionali verso l’’alimentazione, sintomi fisici, ideazione ossessive verso il cibo, la forma e il peso proprio , chi quali sono significativi ma, anche se di poco non sufficienti per una diagnosi vera e propria di DCA.

Risultati molto marcati sulle tre scale e sulla frequenza dei comportamenti sintomatici possono individuare anche persone con già una sintomatologia clinica di un DCA conclamato.

La metodologia

Dall’a.s. 2016/17 l’assoc. La Rete collabora con il corpo docente dell’istituto nell’organizzazione ogni anno di due fasi di incontri ( distanziate nei due quadrimestri) con classi dello stesso livello (solitamente due sezioni di 30/40 soggetti in totale), finalizzati ad una informazione sui DCA e sul tema del rispetto del proprio corpo.

Gli incontri sono condotti da soci esperti dell’associazione psicologi clinici e pasicoterapeuti), in compresenza del docente, e si sono svolti sia in parte con esposizioni frontali e slides, sia con video auto-prodotti da altri coetanei, ai quali seguiva uno spazio per domande e di discussione in gruppo. Al termine della prima fase veniva proposta la partecipazione, volontaria e anonima, ad un breve questionario sul proprio rapporto con il cibo e con l’alimentazione e su taluni comportamenti ad essi collegati. Veniva altresì spiegato che poi ci sarebbe stata, nella seconda fase la restituzione , sempre anonima ed in gruppo, dei risultati con le dovute spiegazioni.

Per permettere la presentazione dell’insieme delle singole stringhe di risultati individuali e per preservare la privacy di ciascuno, i partecipanti venivano invitati a scrivere sul foglio risposte un proprio codice segreto (4 lettere più due cifre, a mo’ di PIN) e di conservarlo discretamente.

In sede di restituzione e di commento dei risultati, ognuno (e solo lui) poteva così individuare la propria stringa e seguire con attenzione la spiegazione dei propri punteggi.

Al termine della restituzione si apriva una fase di domande, dibattito in tema.

C’è da dire che in tutte le nove classi ( ma era già successo in analoghe iniziative con altre classi negli anni precedenti) questa parte degli incontri ha suscitato molto interesse.

I Risultati

Come detto, all’interno del campione sono stati estratti solo i soggetti che hanno riportato un punteggio superiore al limite di rischio in tre ambiti:

– l’indice di massa corporea (BMI) , derivato dal calcolo peso in kg/ altezza in metri al quadrato, che nel nostro range di età ha i valori critici minimi :

da 14 a 17 per le ragazze e

da 16 a 17,5 per i ragazzi .

Un BMI molto basso rispetto i limite normativo per l’età è un segno estremamente serio di un disturbo alimentare o di una malattia psicologica;

– il BMI associato a preoccupazioni eccessive sulla dieta, sul peso e comportamenti alimentari disfunzionali;

condotte sintomatiche proprie dei disturbi alimentari . Più nello specifico la frequenza a) delle abbuffate, b) del vomito autoindotto, c) dell’abuso di lassativi, d) di intenso esercizio fisico, e) perdita di peso > a 9 kg negli ultimi 6 mesi.

Il primo dato evidente (grafico) è l’estensione dell’area di rischio nel campione esaminato:

sui 163 soggetti rispondenti 76 ( 46,6%) sono variamente esposti al rischio di sviluppare un tipo di DCA.

Una verifica più precisa sui 76 soggetti a rischio rivela che 61 di loro (circa 80%) hanno alti punteggi in più di un criterio, la qual cosa induce a ritenere che presentino già comportamenti alimentari disfunzionali o forme sub cliniche o parziali di un DCA. Non si può escludere però che alcuni di loro abbiano già un Dca conclamato.

In sede di restituzione dei risultati anonimi è stato suggerito a ciascuno dei 61 casi critici di sottoporsi -in accordo con i genitori- ad approfondimenti diagnostici medici e psicologici.

Grafico su aree a rischio

Conclusioni

In sintesi le risultanze dello screening sono:

1. quasi la metà del campione esaminato ha delle condotte alimentari a rischio di sviluppare in un tempo ristretto un DCA; in un numero non ristretto di loro (15 soggetti) la sintomatologia potrebbe già essere di rilievo clinico;

2. le ragazze sono di gran lunga più esposte al rischio che i maschi (38,7 vs.7,9 %). Anche il numero dei casi più ad alto rischio è di molto superiore : 53 casi vs.8 di maschi !

3. il comportamenti disfunzionali nei maschi sono meno accentuati che nelle femmine e – come si è colto nel corso della discussione finale- appaiono più legati a preoccupazioni vigoressiche .

Questi dati già danno conferma a ciò che i clinici già sanno e che, cioè, ragazzi e ragazze (specie queste) nell’età dalla preadolescenza alla tarda adolescenza sono altamente esposti al rischio di manifestare comportamenti alimentari disfunzionali propedeutici alla comparsa di un DCA.

Tutto ciò dovrebbe suscitare preoccupazione nelle autorità sanitarie e scolastiche e indurle ad adottare una programmazione per azioni preventive specifiche : aspetti, invece, praticamente finora assenti.

C.Rossi, psicologo gennaio 2021

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